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Intervento di Mastoplastica vs Soft Mastoplastica

L’intervento di mastoplastica additiva è la nota chirurgia estetica che si prefigge lo scopo di migliorare l’aspetto del seno conferendogli un volume maggiore. Talvolta la protesi permette anche di modificare la forma del seno.

Da qualche tempo si sente anche un modo diverso di nominare questo intervento: soft mastoplastica.

Cerco qua di analizzare se ci siano e quali siano le differenze.

Chi richiede un aumento di seno?

  • Avere un seno più grande è indubbiamente il sogno di molte donne che non ne sono state fornite a sufficienza dalla Natura. Con questa chirurgia si mira ad aumentare la propria femminilità, attrattività ed autostima. E  quindi acquisire una maggiore sicurezza nell’interagire col mondo.
  • Lo richiedono donne di tutte le età. Più comune tuttavia tra i 20 ed i 40 anni.
  • Nella grande maggioranza si aspira decisamente ad un seno che sembri naturale, visivamente ed al tatto.
  • Devo dire che solo una minoranza richiede un seno che sia molto ovvio nel suo volume aggiunto. E che quindi sia privo, inevitabilmente, dei caratteri di naturalità. Apprendo molto rotondo con i bordi della protesi a delineare completamente il contorno del seno. Insomma quello che comunemente viene definito come un seno “rifatto” o “finto”.
  • Nel pensar comune, tuttavia, c’è la tendenza a riferirsi a questo tipo di seno quando si pensa all’intervento di mastoplastica additiva. Come se fosse quello che accade normalmente in questo gruppo di pazienti. E’ vero invece il contrario.

Momenti principali della chirurgia di aumento di seno

  1. In sedazione con anestesia loco-regionale oppure in anestesia generale. Entrambe le soluzioni sono molto praticate. La scelta delle due modalità viene presa in sede di visita preliminare.
  2. La degenza in ospedale per questo tipo di intervento non è necessaria. La maggioranza dei pazienti può essere dimessa poche ore dopo la fine dell’intervento. Un’ immediata mobilizzazione (con cautela) è alla base di un recupero post-operatorio più rapido. A cominciare dal giorno stesso dell’intervento.
  3. La protesi viene alloggiata in uno spazio creato chirurgicamente sotto la ghiandola mammaria oppure sotto il muscolo grande pettorale. Una variante di questa ultima via è la nota tecnica “dual plane”. Per approfondire:“Mastoplastica additiva, la tecnica Dual Plane per rimodellare il seno”.
  4. Le incisioni possono essere nel solco inframammario, nel cavo ascellare oppure lungo il bordo inferiore dell’areola. Durante la visita pre-operatoria si discutono i pro e contro di ciascuna via di accesso. Indipendentemente da dove esse siano, non sono più accettabili cicatrici molto lunghe per eseguire questo intervento. Diciamo che nella maggioranza dei casi si deve restare entro i 3 o 4 centimetri al massimo. Adottando protesi a gel morbido si può anche scendere tranquillamente sotto quella soglia, soprattutto se si sceglie di avere protesi non grandi.
  5. Non si usano i drenaggi. Scopri il perchè in:“A cosa serve il drenaggio al seno dopo un intervento di Mastoplastica?”.
  6. Delle fasce compressive saranno portate durante la prima settimana.
  7. Un lavoro non “fisico” può essere ripreso sicuramente entro una settimana.
  8. Lo sport dopo 6 settimane.

Risultato naturale o “finto”? 

L’intervento di mastoplastica additiva ci dà un risultato naturale quando:

  • La protesi non è percepibile nella sua forma. Il seno appare quindi avere la forma di un seno. Non di una palla.
  • Al tatto il seno è morbido e non si riesce a definire con esattezza i contorni della protesi.

Per ottenere questo risultato è necessario che:

  • la protesi venga scelta basandosi sulla misurazione del torace, della base del seno. Ogni paziente ha quindi un range di possibili protesi che si possono usare. E’ errato l’approccio secondo cui si parte con una idea preconcetta riguardo a questo punto. Volendo magari una certa protesi perché ce l’ha, per esempio, l’amica e lei ha ottenuto un buon risultato con quel determinato volume.
  • Ci sia un adeguato spessore dei tessuti che andranno a coprire la protesi stessa. A questo proposito si può affermare, ed è molto intuitivo, che le pazienti con una più abbondante quota di tessuto adiposo possono ambire ad un risultato naturale anche con protesi abbastanza grandi. Con le pazienti magre invece è vitale fare molta attenzione ed essere molto conservativi quando si sceglie il volume da aggiungere.
  • E’ possibile, in chi ne avesse bisogno e ci fosse la possibilità, aumentare ulteriormente lo spessore dei tessuti, a coprire la protesi, attraverso l’uso del grasso. Parliamo in questo caso di mastoplastica additiva ibrida o composita. Maggiori informazioni le potrai trovare in:“Mastoplastica con grasso corporeo o lipofilling del seno? Pro e contro”.
  • Il gel della protesi sia il più morbido possibile pur mantenendo invariati i caratteri di coesività. Da specificare che il gel in assoluto più consistente, e quindi più duro al tatto, è quello delle protesi anatomiche. Proprio perché in esse si deve mantenere una determinata forma indipendentemente dal resto. Sono infatti anche chiamate, proprio per questa ragione, “form stable” .

Detto tutto questo, come dicevo sopra, c’è una minoranza di pazienti che vuole fare l’intervento con la specifica richiesta che il seno sia molto ovvio nel décolleté, rotondeggiante e pieno.

Ecco che il chirurgo deve spiegare che questo risultato è ottenibile al prezzo di una protesi molto visibile nei suoi contorni, completamente percepibile al tatto. Il seno ha una forma decisamente rotondeggiante che ha poco a che vedere con la forma reale del seno. E’ inoltre molto più alto il rischio che siano molto visibili, tolto il reggiseno, la caratteristiche piegature della protesi che gli inglesi chiamano “rippling”.

Approfondisci il tema “protesi” con:“Protesi al seno: le migliori marche per risultati naturali”.

Casa è la Soft mastoplastica?

La soft mastoplastica è un modo per denominare diversamente la mastoplastica additiva. Oltretutto molto in auge di ultimi tempi. In essa si pone però l’accento su alcuni aspetti in particolare. Vediamoli.

L’aggettivo “soft” a cui si fa riferimento può essere declinato in due modi diversi.

  1. Soft in inglese vuol dire morbido. Quindi si volge l’attenzione verosimilmente a come il seno debba essere al tatto dopo l’intervento. La morbidezza della mammella dopo l’intervento, come visto, è strettamente correlata a:
    1. Lo spessore del tessuto naturale della paziente che va a coprire la protesi (ghiandola, tessuto adiposo e muscolo);
    2. dimensione della protesi (più grande è, più si sente al tatto e più si perde in morbidezza);
    3. tipo di gel di silicone di cui la protesi è costituita (non sono tutti uguali, ci sono gel morbidi ed altri più duri, come detto sopra).
  2. Con soft ci si potrebbe anche riferire alla invasività della chirurgia. In generale quando si fa riferimento ad un intervento soft, si vuole intendere un atto chirurgico di minor impatto e quindi caratterizzato dal più rapido recupero.

Probabilmente chi propone con questa denominazione dell’intervento in questione, vuole fare perno su entrambi i significati della parola soft appena menzionati applicati alla mastoplastica.

 E quindi un intervento che dovrebbe essere eseguito:

  • in regime di day hospital,
  • in anestesia locale con sedazione,
  • con protesi di dimensioni moderate, le quali:
    • richiedono meno trauma chirurgico poiché la tasca confezionata è di minori dimensioni.
    • si sentono meno, come abbiamo visto.
  • Le protesi col  gel più morbido sicuramente possono aiutare allo scopo. Pertanto posso immaginare che vengano usate.
  • Probabilmente si predilige il confezionamento di una tasca sottoghiandolare in quanto meno invasiva. Ciò, tuttavia,  potrebbe aumentare la palpabilità della protesi. Se sottomuscolare, invece, essa è più coperta e quindi si sente meno. Aumentando pertanto la morbidezza generale al tatto.
  • L’uso aggiuntivo del grasso può indubbiamente incrementare la morbidezza da un lato. Però aumenta inevitabilmente anche la invasività e durata dell’intervento dall’altro. Quindi è in realtà da capire se possa essere incluso nel pacchetto mastoplastica soft.
  • Senza drenaggi, impedimento per chi volesse recuperare rapidamente.
  • Cicatrici meno ovvie, poiché le protesi di dimensioni più moderate richiedono un accesso minore. Se poi sono piccole e con gel morbido, ancora minore.

Insomma, dietro la mastoplastica soft troviamo sicuramente concetti molto validi che, in realtà, chiunque dovrebbe perseguire. Che si metta o meno l’aggettivo soft davanti al nome della mastoplastica additiva.

Del resto tutta la chirurgia, non solo quella estetica, si sta muovendo sempre più verso caratteri di minor invasività. La ricerca è proiettata in questa direzione.

Conclusioni

Il mio auspicio è che non ci debba essere il bisogno di contrapporre un intervento di mastoplastica additiva soft ad una mastoplastica “tradizionale”. Al netto delle pure finalità di marketing. Le due cose dovrebbero coincidere. La mastoplastica additiva dovrebbe tendere ad essere un intervento “soft” sempre.

Ed è in questo senso che si sta muovendo la ricerca dei produttori di protesi. Alla scoperta di gel sempre più morbidi (pur coesivi) tali da essere inseriti attraverso incisioni sempre meno percepibili. E quindi in modo da rendere l’intervento sempre più conservativo (leggi anche soft). Oltre che dal risultato più piacevole alla vista ed al tatto.

Se vuoi avere maggiori informazioni su come migliorare e aumentare il tuo seno: Scopri l’intervento di Mastoplastica Additiva”, oppure contattami ti spiegherò come ottenere il miglior risultato.

 

 

 

 

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