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Mastoplastica additiva, la tecnica Dual Plane per rimodellare il seno

La mastoplastica additiva, ovvero l’aumento del seno femminile è sicuramente la chirurgia estetica più richiesta, e più chiacchierata. Sebbene lo scopo sia da sempre quello di aumentare il seno in modo naturale e con rapido recupero, diverse sono le chirurgie e le tecniche che si sono susseguite negli anni. E varie sono anche quelle che si utilizzano a tutt’oggi. Per avere un’idea generale su questa chirurgia, ti consiglio di leggere anche Introduzione all’intervento di Mastoplastica Additiva del Dr. Zaccheddu.
Attualmente le tre principali tipologie di chirurgia per l’aumento del seno sono: la mastoplastica classica che prevede l’uso di protesi di silicone, la mastoplastica ibrida e il lipofilling (aumento tramite uso di grasso).
Per ognuna di queste ci sono poi delle ulteriori varianti ognuna con punti a favore e a sfavore.
Qui ci interesseremo in particolare della mastoplastica additiva classica con il semplice inserimento di protesi. Questo tipo di chirurgia presenta due possibili posizionamenti della protesi, sottoghiandolare (sopra il muscolo) oppure sottomuscolare. Nell’ambito del posizionamento sottomuscolare si è distinta negli anni una sua variante chiamata Dual Plane.
La tecnica retroghiandolare, meno invasiva, risulta una buona soluzione per donne con mammelle svuotate da dimagrimento o gravidanza ma con una ghiandola mammaria importante capace di mascherare la protesi. Il requisito fondamentale è che ci sia infatti un buon spessore di tessuto mammario a coprire le protesi.
Al contrario, se la paziente è minuta, magra o con seno di partenza molto piccolo, la protesi di preferenza dovrà essere posizionata dietro il muscolo per un maggiore mimetismo.
A seguire mi vorrei invece soffermare un po’ di più sulla sua variante e cioè la tecnica dual plane.

La tecnica Dual Plane: come avviene?

La tecnica Dual Plane è la più recente in termini di nascita. Siamo negli anni novanta. Come tutte le novità fa tesoro delle esperienze precedenti per offrire un risultato migliore.
Il miglioramento che ha portato questa nuova tecnica interessa la qualità del risultato, la velocità di guarigione e la sua stabilità nel tempo.
Come ho appena accennato, è questa una derivazione dalla tecnica sottomuscolare. Quindi quando la si esegue inizia allo stesso modo. Cioè si crea uno spazio chirurgicamente sotto il muscolo grande pettorale. La differenza è che nella tecnica Dual Plane le inserzioni basse del muscolo sulle coste vengono tagliate. Questo fa sì che la protesi, pur essendo coperta dal muscolo in buona parte, nella sua sezione inferiore sia lasciata libera di scivolare dolcemente verso il basso ad appoggiarsi sul polo inferiore della ghiandola mammaria. Ne consegue che una parte della protesi (circa il 25-30% almeno) non è coperta dal muscolo ma dalla ghiandola mammaria. Da qui la denominazione Dual plane. Vuole infatti dire che la protesi viene posizionata in uno spazio in cui è in parte coperta dal muscolo (in maggioranza) ed in parte dalla ghiandola. Un doppio piano insomma.
Ci sono poi delle varianti ulteriori all’interno della tecnica Dual Plane a seconda di quanto il muscolo è separato dalla ghiandola nella parte inferiore del seno permettendo una maggiore o minore discesa della protesi all’interno dell’involucro cutaneo che contiene la protesi. Qua però sto entrando molto sul tecnico quindi mi fermerei per non annoiare troppo.
I vantaggi quando si va ad eseguire tale tecnica sono indubbi.
Come prima cosa i risultati offerti tendono ad essere molto naturali poichè la protesi scompare completamente alla vista e al tatto, poiché, come detto, la metà superiore o più, sta sia sotto il muscolo che sotto la ghiandola mammaria. Quindi molto protetta. Mentre la parte bassa solo sotto la ghiandola. Ma a quel livello la ghiandola mammaria è di norma molto più spessa andando a coprire bene ciò che sta sotto. In altre parole, per rendere la protesi percepibile nella Dual Plane bisogna veramente esagerare col volume.
Anche nella tecnica sottomuscolare pura la protesi è molto protetta. Anzi ancora di più poichè il muscolo copre anche la parte inferiore del seno. Questo però presenta due svantaggi non irrilevanti che non ha la tecnica dual plane.
Il primo è che la protesi, totalmente coperta dal muscolo, non viene lasciata scendere liberamente a riempire bene il polo inferiore, rimanendo quindi troppo in alto.
L’ altro svantaggio è che le forti contrazioni del muscolo pettorale hanno un’azione sulla protesi che viene spinta un po’ in alto e lateralmente generando una visibile deformità del seno al momento della contrazione. Questo fenomeno è molto meno ovvio nella tecnica dual plane poiche il muscolo, coprendola meno, agisce su di essa con molta meno intensità. Quindi il muscolo contraendosi muove molto meno la protesi.
Riguardo all’azione del muscolo dopo aver subito questo intervento, vorrei fare un cenno per quelle donne che  lo usano molto per via di attività sportive. Come detto sopra, vengono sezionate solo le inserzioni del muscolo sulle coste. Queste però hanno un impatto minimo sulla forza espressa dal muscolo pettorale durante la contrazione. La quale dipende invece molto dalle inserzioni sullo sterno e sulla clavicola. Che sono lasciate intatte da questa tecnica. Quindi anche le più sportive non devono temere alcun calo di prestazione.
C’è poi il discorso da fare della protesi in relazione al muscolo. Siccome il muscolo tende a schiacciarla un poco, ma solo nella parte alta appunto, ne consegue che il gel è spinto di più verso il basso. Effetto questo ancora più ovvio quando il gel di silicone è morbido. Siccome ad oggi il gel più morbido è quello delle protesi Motiva Ergonomix, ne risulta che queste più di tutte ottimizzano questa posizione della protesi in una tasca dual plane. Un seno infatti è naturale non quando è bombato nel polo superiore (tipico di una protesi troppo grande, ancora di più se costituita da un gel poco morbido). Ma quando la sua pienezza maggiore sta dalla metà inferiore.
Potremmo facilmente stabilire a questo proposito delle semplici regole base per ottenere un risultato naturale, ovvero un risultato dove la protesi non sia visibile e sia un po’ più presente nel polo superiore che in quello inferiore.
Perché la protesi sia poco visibile è fondamentale come prima cosa la sua accurata scelta in base alla misura della base del seno e del torace. Un torace stretto non potrà mai accettare una protesi grande, per intenderci. L’altro grande aspetto è lo spessore della copertura tissutale. Quindi, a meno che una donna sia dotata di abbondante pannicolo adiposo oppure ghiandola mammaria spessa, si consiglia di avere la copertura del muscolo. Ed abbiamo appena visto in dettaglio come la tecnica dual plane sia quella che offre questa copertura nel modo più funzionale. Questi due appena menzionati sono gli aspetti più importanti.
Il terzo è quello del gel di silicone. Quando morbido (e quindi elastico) assistiamo ad una ottimizzazione funzionale del posizionamento in una tasca dual plane. Detto diversamente, una protesi col gel morbido (Motiva ergonomix su tutte) rende più facile arrivare ad un risultato naturale. Anche nel movimento, non solo in una posa statica.
La velocità di recupero è un altro fiore all’occhiello di questa tecnica. Quando eseguita con la dovuta perizia risulta essere caratterizzata da un recupero abbastanza rapido e non abbisogna nemmeno dell’uso di drenaggi.
La poca invasività permette un ritorno alle attività lavorative di poco impatto già dopo una settimana, e poi gradatamente un ritorno a tutte le attività, anche le più impegnative per le braccia e il torace in 5-6 settimane.
Propongo inoltre sempre la dimissione in giornata.
In generale tornare sin da subito alla propria quotidianità ha un valore essenziale per la guarigione da un punto di vista psicologico. Nel caso di una mastoplastica additiva con la tecnica dual plane questo non necessita di alcuna forzatura poiché i pazenti in genere sono in grado di muoversi liberamente (con cautela, si intende) già dopo le prime ore.

Quindi, concludendo, la tecnica dual plane permette di ottenere un risultato naturale di già per sé. Se aiutata da protesi morbide il tutto risulta ancora più accentuato.

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