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Mastoplastica con grasso corporeo o lipofilling del seno? Pro e contro

L’aumento del seno nella donna è una delle chirurgie più richieste. E’ questa la ragione per cui le tecniche utilizzate sono in continua evoluzione. Si cercano sempre più tecniche finalizzate alla massima naturalezza del risultato. Come alla minore invasività nella procedura. Come anche materiali sempre migliori.

Ormai da una decina di anni è abbastanza di moda una tecnica detta lipofilling.

Cos’è il lipofilling

Il lipofilling, qualsiasi sia il suo utilizzo, prevede l’aspirazione di una data quantità di grasso da una area “donatrice” per reiniettarlo in un’altra area, detta “ricevente”. Ciò lo rende ideale sia nel caso si voglia creare volume che nel caso si voglia riempire una depressione.

Ovviamente il donatore deve necessariamente essere colui che subirà l’operazione. Ed ovviamente il donatore dovrà avere del grasso in eccesso in discreta quantità.

Infatti Il grasso prelevato viene prima lavato da impurità e poi reiniettato nella zona di destinazione. Questo passaggio ne diminuisce inevitabilmente la quantità. Inoltre una volta iniettato viene in parte “riassorbito” dal corpo. Approssimativamente si potrebbe stimare un risultato con circa il 25% del grasso aspirato.

Il lipofilling al seno

Come abbiamo visto, è già da un po’ che questa tecnica si applica all’aumento di seno. Sin da subito è stata molto apprezzata, soprattutto da coloro che preferiscono non avere corpi estranei, la protesi, all’interno del loro corpo.

E anche da molti che, erroneamente, la richiedono perché la reputano meno invasiva. Infatti non lo è per niente poichè si arreca una trauma chirurgico su più parti del corpo (area o aree donatrici e riceventi). Di conseguenza il tempo chirurgico può essere superiore alla classica mastoplastica. A volte anche di tanto.Vuoi leggere altri luoghi comuni da sfatare? Ecco: 5 miti da sfatare sulle protesi al seno.

C’è poi da dire che con il lipofilling possiamo parlare di un aumento massimo di una taglia del seno in una seduta. Infatti iniettare troppo grasso ne ridurrebbe l’attecchimento per la troppa pressione e la ridotta ossigenazione delle cellule iniettate.

Per tale ragione sono spesso necessari più interventi nel tempo se si ambisce ad un seno prosperoso.

Riassumendo, stiamo parlando di una tecnica meno prevedibile e controllabile, più invasiva e certamente, alla fine, potenzialmente più costosa.

Il lipofilling nella mastoplastica ibrida

Il lipofilling però può essere usato anche in aggiunta all’uso delle protesi in quella che viene definita mastoplastica additiva ibrida. Ed è sicuramente questa la mia preferenza.

Si esegue iniettando il grasso nello strato sottocutaneo, quindi più superficialmente rispetto alla protesi. Vari sono i punti a favore.

La protesi avrà uno strato in più di copertura e dunque sarà meno visibile. Ciò significa un risultato più naturale.

Il grasso, apportando del nuovo volume, permetterà l’utilizzo di protesi più piccole per raggiungere un dato volume. Ed anche questo contribuisce alla maggiore naturalità del risultato.

Inoltre il grasso pesa meno del silicone. Pertanto il seno sarà più leggero di un seno con il medesimo volume ottenuto solo con l’uso della protesi.

I punti a sfavore sono un costo moderatamente superiore rispetto alla mastoplastica additiva classica. Ma sempre inferiore al puro lipofilling se questo deve essere eseguito con due o più sedute operatorie.

Ricordo ancora una volta che entrambe le tecniche prevedono che la paziente abbia del grasso in eccesso. In modo particolare per chi scelga di non usare le protesi dovendo essere la quantità di grasso da iniettare, in una o più sedute, considerevole.

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