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Sostituzione protesi al seno: ogni quanto si cambiano?

Per ogni chirurgia, qualsiasi sia il paziente che incontro, alcune domande tendono a ricorrere con più frequenza. Domande a cui spesso si è persino già provato a dare una risposta, magari cercandola nel web o confrontadosi con amici e conoscenti. Anche se spesso si è solo riusciti a confondersi ulteriormente.
Una delle questioni che tendo a spiegare piuttosto frequentemente è ogni quanto si cambiano le protesi al seno.

L’aumento di seno

  • La mastoplastica additiva, come fa intendere il nome, addiziona del volume al seno per renderlo più grosso e più pieno. Per farlo utilizza dei volumi esterni, le protesi appunto. Questi ausili esterni vengono inseriti al di sotto della ghiandola mammaria o del muscolo per aumentare il volume della mammella. Se ti interessa conoscere le tecniche più innovative della mastoplastica additiva, ti proporrei di leggere: “Mastoplastica additiva, la tecnica Dual Plane per rimodellare il seno” e “Mastoplastica con grasso corporeo o lipofilling del seno? Pro e contro”.
  • Quando però si arriva a parlare di  durata, vale a dire di quando sostituire la protesi al seno, mi è difficile dare una risposta precisa. E nessuno può farlo con certezza, in realtà. Si sa che le protesi vanno incontro ad ovvia usura nel tempo dovuta alle inevitabili continue frizioni coi i tessuti circostanti. Quando si parla di usura si intende quella dell’involucro che contiene il gel di silicone. E’ importante che questo involucro sia di qualità e molto resistente.
  • Ad oggi l’involucro che si è dimostrato essere più resistente ai test di estrema trazione atti a romperlo è quello delle protesi Motiva. E lo è perchè è costituito da un doppio strato. Quindi la scelta della protesi è fondamentale poichè non sono tutte uguali.
  • Sto adottando queste protesi in modo esclusivo da ormai 6 anni. Dopo aver adottato nei precedenti 11 anni varie altre protesi, tra le marche più conosciute. Pertanto posso tranquillamente dire di parlare per esperienza personale basata su una statistica molto ampia. Ed è per questo che sono solidissimo in questa mia convinzione, peraltro molto ben supportata e corroborata dalle statistiche di colleghi che usano la stessa protesi. Per altre informazioni sulle migliori protesi oggi sul mercato leggi anche: “Scopri le migliori protesi al seno sul mercato, per risultati naturali!”.
  • Quindi nel cercare di dare una risposta a ogni quanto si cambiano le protesi al seno, sarebbe necessario anche sapere quale sia il tipo di prodotto usato.

Sostituzione delle protesi al seno: quando?

Vengo ora ad un livello più pratico, cercando di dare delle linee guida da seguire in modo che sia più immediato capire ogni quanto cambiare le protesi al seno.

  • Ogni donna che si è sottoposta ad una chirurgia di aumento del seno dovrebbe fare esami periodici atti a:
    • individuarne l’eventuale rottura;
    • la formazione di contrattura capsulare;
    • il malposizionamento della protesi.
  • Sono infatti queste tre le cause di gran lunga maggiori che portano alla sostituzione delle protesi al seno.

Detto questo, visto col trascorrere del tempo tutte le protesi si usurano, suggerirei quanto segue:

  • Una visita dal chirurgo ed almeno una ecografia (meglio sarebbe una risonanza magnetica) ogni 2-3 anni a partire dai 10 anni post intervento.
  • Ovviamente prima se si notano le irregolarità appena menzionate ma spiegate meglio sotto.
  • Se  nessuna delle tre situazioni descritte dovesse verificarsi (la maggioranza dei casi), e quindi la protesi continuasse ad essere ben posizionata con una buona morbidezza al tatto, non c’è alcun bisogno di cambiarla.
  • Si possono tenere teoricamente per 20-30 anni o più. Sarà l’evoluzione tecnologica e l’esperienza a dettare nuovi termini di durata. Ad oggi, questo è quello che si consiglia a chi usa le protesi Motiva.
  • Al di là di queste vie, rimane la possibilità, anzi direi la responsabilità della donna stessa di effettuare controlli periodici su se stessa. Basta guardarsi a torso nudo allo specchio e palpare il proprio seno.
  • Se la mammella risultasse indurita, irregolare o semplicemente diversa dal solito, un campanello di allarme dovrebbe scattare. La finalità è quella di rilevare una delle tre evenienze di cui sopra.
    • Una contrattura capsulare si può facilmente individuare valutando un aumentato indurimento della protesi seguito poi lentamente da una deformità del seno. In ultimo stadio si può avere anche dolore.
    • Non sempre agevole invece stabilire con la palpazione la rottura della protesi. A meno che questa sia completamente rotta. Infatti la coesività del gel altera la forma del seno solo moderatamente in caso di rottura.
    • Nel malposizionamento, la protesi causa una  forma diversa del seno,  sia per come appare allo specchio che per come diversamente si alloggia nel reggiseno.

Come dicevo sopra ho usato varie altre marche prima di Motiva. Il loro tasso di contrattura capsulare o rottura era, nella mia esperienza, ma anche nelle statistiche ufficiali, nettamente superiore. Vale quindi, ancora di più per queste marche, la necessità di controlli periodici. Magari anche più ristretti nel tempo.

Casi di sostituzione della protesi al seno

Ecco cosa si fa quando si rende necessaria la sostituzione della protesi.

  • La rottura di essa viene semplicemente risolta cambiandola.
  • La contrattura capsulare invece richiede spesso una rimozione parziale o totale della capsula indurita ed ispessita. Può essere altresì consigliabile cambiare la posizione della tasca talvolta (da sopra a sottomuscolare). Altra cosa importante è cambiare il tipo di protesi che ha causato la contrattura capsulare. Se non si rispettano queste regole la percentuale di ricorrenza del problema è alta (50%).
  • Tra le altre cause che possono  portare ad un cambio di protesi si può certamente menzionare la rotazione e/o ribaltamento della protesi.
    Questo problema si incontra quando:
  1. la tasca in cui è alloggiata la protesi è fatta troppo generosamente sul tavolo operatorio.
  2. Quando questa tende ad allargarsi nel tempo per uno stiramento dei tessuti circostanti.

Nel primo caso i problemi tendono ad evidenziarsi precocemente.

Nella seconda ipotesi, di solito, dopo qualche anno. In ogni caso, quello che si rende manifesto al paziente è una alterata forma del seno. La correzione necessita di un reintervento nel quale il chirurgo va a ridurre il volume della tasca dove alloggia la protesi con delle suture interne in modo che la protesi stessa non abbia possibilità di ruotarsi nuovamente.

  • Infine menzionerei la possibilità di sostituire la protesi  al seno per avere un volume diverso (aumentato o diminuito) oppure per il semplice fatto (ma molto valido, soprattutto di questi tempi) di fornirsi di una protesi che sia tecnologicamente più all’avanguardia e sicura. Similmente a quello che accade quando cambiamo uno dei tanti prodotti della tecnologia che usiamo. Chiaramente con intervalli di tempo molto più allargati.

Concluderei dicendo che la sostituzione delle protesi al seno è un caso non frequente e con determinate tempistiche e motivazioni. Per non incorrere in decisioni avventate, la scelta migliore rimane il controllo e il dialogo con il proprio chirurgo.

Per avere una visione più generale della mastoplastica additiva: “Scopri tutto sulla mastoplastica additiva”, oppure contattami, ti potrò aiutare nel caso tu sia alla prima chirurgia, o anche se volessi gestire un cambio protesi in tutta sicurezza.

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