Milano | Parma | London    +39 3404508274   

protesi-seno-img-articolo

Sostituzione protesi al seno: ogni quanto si cambiano?

Nella mia professione posso sicuramente dire di avere visto varie migliaia di pazienti. Tra tutte le persone che ho avuto la possibilità di incontrare ho potuto tracciare quattro diverse tipologie: quelle che hanno la convinzione di sapere tutto con certezza assoluta quasi fossero mie colleghe: vogliono che si faccia come dicono loro. Quelle sicure e ben informate ma propense ad ascoltare e valutare altre soluzioni, consapevoli del fatto che ci potrebbe essere dell’altro. Quelle che hanno una buona informazione ma anche mille, infiniti dubbi e domande. In ultimo, coloro che che si fidano totalmente della mia esperienza e conoscenza. Esse, al contrario delle prime, si fidano senza riserve, non covando alcun dubbio sul fatto che io sia lì per dar loro il miglior consiglio possibile. Pazienti con un approccio mentale profondamente diverso quindi. Inutile dire che l’ultima categoria è quella sicuramente meglio gestibile.
Per tutte comunque c’è un potenziale “nemico comune” in agguato: le leggende metropolitane o più semplicemente la scarsa qualità delle fonti da cui hanno attinto le loro conoscenze. Mi spiego meglio. Per ogni chirurgia, qualsiasi sia il paziente che incontro, alcune domande tendono a ricorrere con più frequenza. Domande a cui spesso hanno persino già provato a dare una risposta, magari cercando sul web o sentendo amici e conoscenti. Anche se di fatto sono solo riusciti a confondersi ulteriormente.
Una delle questioni che tendo a discutere con molta frequenza riguarda la durata delle protesi al seno.
La mastoplastica additiva, come fa intendere il nome, addiziona del volume al seno per renderlo più grosso e più pieno. Per farlo utilizza dei volumi esterni, le protesi appunto. Questi ausili esterni vengono inseriti al di sotto della ghiandola mammaria o del muscolo per aumentare il volume della mammella.
Quando però si arriva a parlare della loro duranta mi è difficile dare una risposta precisa. E nessuno può farlo con certezza, in realtà. Si sa che le protesi vanno incontro ad ovvia usura nel tempo dovuta alle inevitabili continue frizioni coi i tessuti circostanti. Quando si parla di usura si intende quella dell’involucro che contiene il gel di silicone. E’ importante che questo involucro sia di qualità e molto resistente. Ad oggi l’involucro che si è dimostrato essere più resistente ai test di estrema trazione atti a romperlo è quello delle protesi Motiva. Protesi che sto adottando in modo esclusivo da ormai 6 anni. E lo faccio perché trovo siano le migliori dal punto di vista qualitativo, sia per quanto riguarda l’involucro che per quanto riguarda il gel in esso contenuto.
Non ho problemi ad affermare quanto sopra poiché in 15 anni ho usato vari altri tipi di protesi. Insomma, posso tranquillamente dire che parlo per esperienza personale basata su una statistica molto ampia. Ed è per questo che sono solidissimo in questa mia convinzione peraltro supportata e corroborata dalle statistiche di colleghi che usano la stessa protesi. Potrei poi aggiungere quanto ingenti siano gli investimenti e la continua evoluzione tecnologica di Motiva. Ogni anno, questa azienda, reinveste tra il 20 e 25% dei profitti per la ricerca. E ricerca è sinonimo di miglioramento. Per altre informazioni sulle migliori protesi oggi sul mercato leggi anche Scopri le migliori protesi al seno sul mercato, per risultati naturali!

Sostituzione protesi al seno: quando?

Vengo ora ad un livello ancora più pratico.
Ogni donna che si è sottoposta ad una chirurgia di aumento del seno dovrebbe fare esami periodici atti ad individuarne l’eventuale rottura o la formazione di contrattura capsulare. Sono infatti queste due le cause di gran lunga maggiori che portano alla sostituzione delle protesi. Sempre tornando alla mia esperienza personale degli ultimi 6 anni posso dire che la possibilità che questi inconvenienti avvengano sono per queste protesi molto più basse delle altre attuali protesi in commercio. Detto questo, col trascorrere del tempo anche le protesi Motiva si usurano. Motiva ne garantisce l’integrità per i primi 10 anni. Dopo di che si consiglia una visita dal chirurgo ed almeno una ecografia (meglio sarebbe una risonanza magnetica) ogni 2-3 anni a partire da quel termine. Se nessuno dei due problemi sopra menzionati dovesse presentarsi, e quindi la protesi rimane ben posizionata con una buona morbidezza al tatto, non c’è alcun bisogno di cambiarle. Si possono tenere teoricamente per 20-30 anni o più. Sarà l’evoluzione tecnologica e l’esperienza a dettare nuovi termini di durata. Ad oggi, questo è quello che consiglio a chi usa queste protesi.
Al di là di queste vie, rimane la possibilità, anzi direi la responsabilità della donna stessa di effettuare controlli periodici su se stessa. Basta guardarsi a torso nudo allo specchio e palpare il proprio seno. Se la mammella risulta indurita, irregolare o semplicemente diversa dal solito, un campanello di allarme dovrebbe scattare. Una contrattura capsulare si può facilmente individuare valutando un aumentato indurimento della protesi seguito poi lentamente da una deformità del seno. In ultimo stadio si può avere anche dolore. Non sempre agevole invece stabilire con la palpazione la rottura della protesi. A meno che questa sia completamente rotta. Infatti la coesività del gel altera la forma del seno solo moderatamente in caso di rottura.
Come dicevo sopra ho usato varie altre marche prima di Motiva il cui tasso di contrattura capsulare o rottura era, nella mia esperienza, ma anche nelle statistiche ufficiali, nettamente superiore. Vale però ovviamente anche per queste marche la necessità di controlli periodici.
La rottura della protesi viene semplicemente risolta cambiando la protesi. La contrattura capsulare invece richiede spesso una rimozione parziale o totale della capsula indurita ed ispessita. Può essere altresì consigliabile cambiare la posizione della tasca talvolta (da sopra a sottomuscolare). Altra cosa importante è cambiare il tipo di protesi che ha causato la contrattura capsulare. Se non si rispettano queste regole la percentuale di ricorrenza del problema è alta (50%).
Tra le altre cause meno frequenti che possono fare portare ad un cambio di protesi si può certamente menzionare la rotazione e ribaltamento della protesi.
Questo problema si incontra quando la tasca in cui è alloggiata la protesi è fatta troppo generosamente sul tavolo operatorio. Oppure quando questa tende ad allargarsi nel tempo per uno stiramento dei tessuti circostanti. Nel primo caso i problemi tendono ad evidenziarsi precocemente. Nella seconda ipotesi di solito dopo qualche anno. In ogni caso quello che si rende manifesto al paziente è una alterata forma del seno. La correzione necessita di un reintervento nel quale il chirurgo va a ridurre il volume della tasca dove alloggia la protesi con delle suture interne in modo che la protesi stessa non abbia possibilità di ruotarsi nuovamente.
Infine menzionerei la possibilità di cambiare la protesi per avere un volume diverso (aumentato o diminuito) oppure per il semplice fatto (ma molto valido, soprattutto di questi tempi) di fornirsi di una protesi che sia tecnologicamente più all’avanguardia e sicura. Similmente a quello che accade quando cambiamo uno dei tanti prodotti della tecnologia che usiamo. Chiaramente con intervalli di tempo molto più allargati.
Insomma la sostituzione delle protesi è un caso non frequente e con precise tempistiche e motivazioni. Per non incorrere in decisioni avventate, la scelta migliore rimane il controllo e il dialogo con il proprio chirurgo.

Condividi

Copia il Link

Copia