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Intervento Mastoplastica Additiva: si può allattare dopo l’operazione?

La chirurgia estetica più richiesta ad oggi è sicuramente la mastoplastica additiva. Un seno non necessariamente grande, ma ben posizionato e sodo è il sogno di qualsiasi donna. O quasi. Spesso però assieme alla volontà di dare maggiore volume al proprio seno, nascono mille paure. La più diffusa è quella di non poter più godere appieno della maternità. In particolare si teme di non poter allattare dopo un intervento di mastoplastica additiva. In realtà questa, come molte altre, sono leggende metropolitane, di conseguenza per lo piùnon vere. Per smascherare altre finte informazioni sul tema, ti propongo di leggere: “Le protesi al seno possono scoppiare in aereo? I 5 miti da sfatare”.

Mastoplastica additiva e allattamento: un cenno alla anatomia.

Per capire come avviene l’allattamento ed intendere se si può allattare dopo la mastoplastica additiva, è necessario avere chiara almeno una anatomia grossolana del seno. Le componenti a tutto spessore del del seno sono:

  • La pelle, che rappresenta l’involucro che continene il contenuto del seno.
  • La ghiandola mammaria, molto variabile nel tempo. Più florida nell’età fertile, si ipertrofizza durante la gravidanza ed allattamento. Dopo la menopausa si atrofizza.
  • Il tessuto adiposo, anche questo più o meno rappresentato a seconda della componente adiposa individuale e dell’età (tende ad aumentare dopo la menopausa).
  • La ghiandola, frammista con tessuto adiposo, poggia sul muscolo grande pettorale.
  • Il muscolo a sua volta è disteso sulle coste che formano la gabbia toracica.

Le parti deputate all’allattamento hanno a che fare principalmente col tessuto ghiandolare e quella parte di tessuto cutaneo specializzata che è il capezzolo.

  • Il latte è prodotto negli alveoli presenti a migliaia nelle ghiandole mammarie.
  • Attraverso i dotti galattofori arriva al capezzolo.
  • Da qui al neonato durante la suzione tramite dei pori presenti appunto capezzolo.

Intervento di mastoplastica additiva in breve.

La prima cosa che vorrei chiarire è che durante l’intervento di mastoplastica additiva quello che si va a modificare è il volume del seno e la sua composizione (adesso anche la protesi ne fa parte). Le sue componenti anatomiche sopra menzionate non vengono invece alterate.

La protesi può essere posizionata nei seguenti modi:

  • dietro la ghiandola mammaria. Allora parliamo della tecnica retroghiandolare.
  • Dietro al muscolo pettorale. Detta anche tecnica sottomuscolare o, più precisamente, sottopettorale.
  • Una variante della sottopettorale è la tecnica dual plane, dove la protesi è posizionata in parte sotto il muscolo (maggiormente) ed in parte sotto la ghiandola. Per maggiori informazioni su questa tecnica puo leggere: “Mastoplastica additiva, la tecnica Dual Plane per rimodellare il seno”.

Nell’inserirla si passa attraverso una piccola incisione che può essere:

  • nel solco inframammario,
  • nel cavo ascellare,
  • attraverso il bordo dell’areola.

Mastoplastica additiva, si può allattare dopo l’intervento?

Per dare una risposta completa a questa domanda, visto che esistono tre diversi approcci chirurgici e posizionamenti della protesi, analizzerei caso per caso. Considerando sia il potenziale danno alla ghiandola mammaria che alla sua innervazione.

  1. Inizierei dalle incisioni poichè è attraverso quelle che viene effettuato l’intervento di mastoplastica additiva. Ed è quindi anche attraverso di esse che potremmo, eventualmente, recare un potenziale danno alle strutture deputate all’allattamento.Approccio ascellare. Siamo molto lontani sia dalla ghiandola che dai dotti galattofori. Impossibile quindi arrecare un danno diretto a queste strutture. A meno di errori tecnici molto grossolani, ovviamente.
  2. Incisione nel solco inframammario. Anche in questo caso non si intaccano le strutture di cui sopra. Vale lo stesso discorso per l’errore tecnico.
  3. Incisione periareolare inferiore. In questo caso la vicinanza con la ghiandola è maggiore. Tuttavia si può procedere tranquillamente senza intaccare i dotti galattofori. Durante la dissezione, per raggiungere il piano in cui verrà collocata la protesi, il chirurgo tende a mantenersi abbastanza superficialmente sacrificando solo una minima parte del tessuto ghiandolare. O per nulla, se la dissezione avvenisse nel piano puramente sottocutaneo. Pertanto la gran parte del tessuto ghiandolare è lasciata intatta e con essa anche i dotti galattofori. Quindi l’allattamento può teoricamente avvenire. Direi però che tra i tre approcci questo è forse quello che potrebbe arrecare un qualche rischio in più, benchè minimo.

Un altro aspetto che viene sempre preso in considerazione dagli studi fatti su questo tema è il potenziale danno all’innervazione della ghiandola e del complesso areola-capezzolo, fondamentale parte coinvolta nella suzione del neonato. L’appena citato riflesso di suzione è infatti un fondamentale stimolo per la produzione di latte materno. E si basa ovviamente su un’intatta rete neuronale.

Tale danno all’innervazione potrebbe essere dato da:

  • accesso chirurgico. Dei tre sopra menzionati, dagli studi disponibili, quello che più sembra alterare la sensibilità del complesso è sicuramente l’approccio periareolare, anche se non in modo eclatante. E’ una differenza modesta che però deve essere tenuta presente ed il paziente esserne a conoscenza prima dell’intervento.
  • Volume della protesi. Altra questione che dovrebbe essere considerata. Una protesi con volume importante va necessariamente ( e molto intuitivamente) a creare più stress a tutto ciò che la circonda:
    • pelle (più stiramento),
    • ghiandola (maggiore atrofia nel tempo da compressione)
    • nervi (più grande è la tasca più accresce la possibilità di toccare o lesionare i nervi distribuiti nel seno)

Pertanto, teoricamente, più la protesi è grande e più chances avrebbe di ostacolare l’allattamento, agendo direttamente sulla ghiandola o sui nervi che alla ghiandola e capezzolo vanno. Ricordo ancora che le differenze non sono comunque di grossa portata, se si guardano gli studi a disposizione.

Non sembra invece esserci alcuna differenza sostanziale se consideriamo il posizionamento della protesi. In ogni caso la protesi starà sempre e completamente sotto la ghiandola mammaria. Forse nel caso di protesi grande e sottoghiandolare si potrebbe pensare ad una maggiore pressione diretta sulla ghiandola mammaria. Dagli studi in questione, non pare comunque emergere come fare alcuna differenza se la protesi stia sopra o sotto il muscolo. Con riferimento all’allattamento ovviamente.

Conlusioni sull’allattamento post intervento di mastoplastica additiva

  •  L’allattamento è la prima modalità nutrizionale per l’essere umano stabilita dalla natura. Nutrizionalmente il meglio che un neonato possa avere.
  • Ha una grossa importanza anche nello sviluppare un sistema immunitario più solido da subito.
  • E’ normale quindi che una donna che si appresta a sottoporsi all’intervento di mastoplastica additiva possa avere dei dubbi a riguardo.
  • Se l’allattamento rappresentasse un valore di particolare importanza e si intendesse avere figli, i miei consigli sarebbero i seguenti:
    • Valutare l’uso di protesi non eccessive come volume. Una o due taglie al massimo, a seconda della anatomia di partenza. (Da valutare col chirurgo, ovviamente)
    • Preferire un accesso dal solco inframammario o transascellare. L’accesso periareolare ha una qualche possibilità in più di creare problemi, dal punto di vista del coinvolgimento sia della ghiandola che dei nervi.

Se, oltre ai suggerimenti sul fatto che si possa allattare  o meno dopo un intervento di mastoplastica additiva, volessi approfondire i concetti su come e quando migliorare il tuo seno, contattami, sarei certamente lieto di aiutarti.

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