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Rinoplastica aperta o chiusa?

Rinoplastica aperta o chiusa?

E’ sempre uno degli argomenti di discussione più accesi nei congressi di chirurgia estetica in cui ci si confronta sulla rinoplastica. Da molti anni ormai. Ed il fatto che si continui in questo dibattito è di per sé già molto esplicativo: nessuna delle due tecniche è indubbiamente più efficace dell’altra. Molto sta alla preferenza individuale del chirurgo.

Cercando di seguire il più possibile una immaginaria linea di obiettività si può dire che la rinoplastica chiusa presenta il vantaggio di non lasciare alcuna cicatrice esterna. I sostenitori della “ aperta” risponderanno che la cicatrice è in realtà minima e nel tempo molto poco o per niente visibile.

Nel trattamento del dorso (gibbo o “ gobbetta”) le due tecniche si equivalgono. Nei lavori di fino sulla punta forse la tecnica aperta permette una gamma più ampia di opzioni chirurgiche. Ma anche un gonfiore post-chirurgico più persistente. E quindi tempi di assestamento un po’ più lunghi.

Nel  correggere il setto entrambe sono valide anche se l’esposizione ottenibile con la tecnica aperta la rende di più facile esecuzione.

Quello in cui la rinoplastica aperta è più efficace  è quando diventa necessario l’uso di innesti di cartilagine, tipico delle rinoplastiche secondarie, post-traumatiche o con problemi importanti di funzionalità.  La precisione del posizionamento e la possibilità di ancoraggio con dei punti di sutura dell’ innesto è superiore quando si esegue la rinoplastica aperta.

In generale comunque, come detto sopra, non è tanto la tecnica usata quanto l’abilità ed esperienza del chirurgo a fare la differenza. Su questo non esiste, ad oggi, alcun dubbio o discussione. Accertatevi che il chirurgo abbia una buona casistica (dimostrabile…) con risultati consistentemente buoni.

 

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